Aprire e gestire una piccola impresa

Partita IVA, Camera di commercio, Comune, INPS: i passaggi per aprire e gestire una piccola impresa

Aprire una piccola impresa in Italia significa, prima ancora di vendere qualcosa, farsi riconoscere da una serie di enti: il fisco, la Camera di commercio, il Comune, gli istituti previdenziali. Ognuno ha i suoi moduli, ma quasi tutto ormai passa per canali telematici e, in parte, per un'unica pratica. Qui trovi i passaggi nell'ordine in cui di solito si presentano, con i termini che incontrerai.

Le regole cambiano spesso e dipendono dal tipo di attività. Prendi queste pagine come una mappa per capire di cosa parlare con il commercialista o con lo sportello camerale, non come un sostituto della loro verifica.

Prima di tutto: firma digitale e PEC

Due strumenti servono fin dal primo giorno. La firma digitale permette di sottoscrivere le pratiche telematiche, a partire da quella per il Registro delle imprese. Si ottiene da un prestatore accreditato, spesso anche tramite la propria Camera di commercio, su smart card, chiavetta o in versione remota.

La PEC, la posta elettronica certificata, è il canale con cui l'impresa riceve comunicazioni con valore legale. Per le imprese iscritte al Registro l'indirizzo PEC è obbligatorio e diventa il loro domicilio digitale: ciò che arriva lì si considera consegnato, anche se nessuno apre la casella. Conviene quindi controllarla con regolarità e tenerla attiva, perché un indirizzo scaduto o pieno non protegge da notifiche e scadenze.

La partita IVA

La partita IVA identifica l'attività ai fini fiscali. Per una persona fisica si apre presso l'Agenzia delle Entrate, gratuitamente, anche online; il termine è di trenta giorni dall'inizio dell'attività. Nella domanda si indica il codice ATECO, che descrive cosa fai: sceglierlo con attenzione conta, perché da esso dipendono tra l'altro la gestione previdenziale e, nel regime forfettario, il calcolo del reddito.

Chi deve iscriversi anche al Registro delle imprese può aprire la partita IVA direttamente all'interno della pratica ComUnica, descritta più avanti.

Il regime forfettario, in termini generali

Molte attività individuali che iniziano con volumi contenuti scelgono il regime forfettario. Il reddito non si calcola sottraendo i costi reali dai ricavi, ma applicando ai ricavi un coefficiente di redditività legato al codice ATECO; sul risultato si paga un'imposta sostitutiva al posto dell'IRPEF e delle addizionali. Chi vi aderisce non addebita l'IVA in fattura e ha adempimenti contabili ridotti.

L'accesso è subordinato a un limite di ricavi e a una serie di cause di esclusione, per esempio legate ad altri redditi o a partecipazioni in società. Soglie, aliquote e requisiti vengono modificati con una certa frequenza: prima di scegliere, verifica i valori in vigore sul sito dell'Agenzia delle Entrate o con un professionista.

Registro delle imprese e ComUnica

Le imprese individuali che svolgono attività commerciali, artigiane o agricole, e tutte le società, si iscrivono al Registro delle imprese tenuto dalla Camera di commercio della provincia in cui hanno sede. I professionisti iscritti a un albo, di norma, non ne hanno bisogno.

L'iscrizione avviene con la Comunicazione Unica, detta ComUnica: una sola pratica telematica, firmata digitalmente, che vale anche per l'Agenzia delle Entrate, l'INPS e l'INAIL. Evita di presentare la stessa informazione quattro volte e fa partire le posizioni presso i vari enti. Con l'iscrizione nasce anche il diritto annuale dovuto alla Camera di commercio.

SUAP e SCIA: il rapporto con il Comune

Molte attività richiedono un titolo comunale: un negozio, un laboratorio, un esercizio di somministrazione, un'officina. La porta d'ingresso è il SUAP, lo Sportello Unico per le Attività Produttive, che raccoglie le pratiche e le smista agli uffici competenti, come ASL, vigili del fuoco o ufficio urbanistica.

Lo strumento più comune è la SCIA, la Segnalazione Certificata di Inizio Attività. Con la SCIA dichiari di possedere i requisiti richiesti e, nella maggior parte dei casi, puoi iniziare dalla data di presentazione; l'amministrazione controlla dopo e può vietare la prosecuzione se qualcosa non torna. Per alcune attività serve invece un'autorizzazione vera e propria, da attendere prima di aprire. Il SUAP del tuo Comune indica quale procedura si applica.

INPS e INAIL

Sul fronte previdenziale, artigiani e commercianti vengono iscritti alle rispettive gestioni dell'INPS, di solito a partire dalla ComUnica. I contributi hanno una quota fissa, dovuta su un reddito minimo anche se l'attività guadagna poco, e una quota sul reddito eccedente. I professionisti senza una cassa di categoria versano invece alla Gestione separata, in proporzione al reddito.

L'INAIL assicura contro infortuni e malattie professionali. Riguarda gli artigiani che lavorano personalmente nell'impresa e, in generale, chiunque assuma dipendenti; molti commercianti senza personale non vi sono tenuti.

Fatturazione elettronica e SDI

In Italia le fatture tra operatori, e quelle verso i consumatori finali, si emettono in formato elettronico e transitano per il Sistema di Interscambio (SDI) dell'Agenzia delle Entrate. Lo SDI controlla il file e lo recapita al destinatario tramite un codice destinatario o un indirizzo PEC. L'obbligo è stato esteso nel tempo fino a comprendere quasi tutti, contribuenti forfettari inclusi; le poche eccezioni residue vanno verificate caso per caso.

Per emettere le fatture bastano il servizio gratuito dell'Agenzia delle Entrate o un software gestionale. Le fatture vanno poi conservate digitalmente: anche questo servizio è disponibile nell'area riservata dell'Agenzia.

Le prime scadenze ricorrenti

Superata l'apertura, l'impresa entra in un calendario che si ripete ogni anno. Le date precise variano e vengono talvolta prorogate, ma le voci sono queste:

Il primo anno è il più delicato, perché gli acconti dell'anno successivo si sommano al saldo del precedente. Accantonare una parte degli incassi fin dall'inizio evita la sorpresa.